Sono un bambino anch’io. Kabul, Afghanistan.

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Sono un bambino anch’io.

Kabul, Afghanistan, 2012 – in corso.

Nove Onlus ha collaborato dal 2012 con House of Flowers, unica casa-famiglia afghana ad adottare il metodo Montessori.

Fondata nel 2002 dalla ONG MEPO, House of Flowers ha offerto una casa a bambini orfani di diverse etnie, vittime di guerra e gravi traumi. Lo staff formato ai principi Montessori ha insegnato tolleranza e pacifica convivenza in uno dei paesi più violenti del mondo; il curriculum educativo, l’ambiente protetto e amichevole, l’utilizzo di giochi ed arte a scopo terapeutico hanno aiutato i bambini a recuperare l’equilibrio psico-emotivo e a prepararsi alla vita. Un metodo olistico che ha dato frutti straordinari. Molti ospiti della House of Flowers, fra i primi della loro classe, hanno finito la scuola in anticipo, si sono iscritti all’università o hanno trovato un lavoro. Il risultato che conta di più è la serenità, l’allegria e la fiducia in sé stessi che hanno conquistato, nonostante il traumatico inizio delle loro vite.

Dal 2012 Nove Onlus ha sostenuto House of Flowers contribuendo ogni anno ai costi di cibo, abiti, cure mediche, riscaldamento, materiale educativo, personale e ogni altra esigenza dei circa 30 minori ospitati.

Il continuo aumento dei prezzi, la diminuzione delle donazioni all’Afghanistan e la critica situazione generale del Paese hanno messo in gravi difficoltà la casa-famiglia. Dopo la chiusura imposta dal Governo Afghano a causa della pandemia, House of Flowers purtroppo non è riuscita a riaprire e da settembre 2020 MEPO si è impegnata in un progetto alternativo, che prevede attività diurne per bambini.

Nove Onlus ha deciso allora di proseguire autonomamente il progetto ‘Sono un bambino anch’io’, sostenendo minori afghani in stato di grave necessità, in particolare orfani con disabilità fisiche o mentali. Tutte le bambine e i bambini di cui Nove Onlus si prenderà cura saranno seguiti direttamente dal nostro staff a Kabul.

Una delle prime a beneficiare di questa nuova fase del progetto è la piccola Hadia. La sua mamma, vittima del massacro del 12 maggio 2020 al reparto di maternità dell’ospedale di Dasht-e-Barchi a Kabul, prima di morire sotto i colpi degli assalitori è riuscita a nascondere Hadia, appena nata, a sotto al letto, coprendola con una coperta. Fortunatamente la piccola è rimasta in vita e oggi vive con il padre e i tre fratelli, circondata dal loro amore. Il papà, disabile, ha bisogno dell’aiuto di Nove per dare ai suoi figli una vita dignitosa.

Per maggiori dettagli contattare l’Area Progetti.

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